La guerra fiscale degli Stati Europei

Ogni Stato cerca, in un modo o nell’altro, di proteggere questo privilegio che risale alla notte dei tempi: incassare le tasse perché la sua popolazione viva al meglio. Ma il problema è lo spostamento dei profitti organizzato dalle multinazionali per alleggerire la loro spesa fiscale.

Di fatto, la guerra fiscale è già iniziata. Ogni Stato cerca, in un modo o nell’altro, di proteggere questo privilegio che risale alla notte dei tempi: incassare le tasse perché la sua popolazione viva al meglio. Ma la cosa si fa con discrezione. Trattandosi di una faccenda complessa, ogni paese dissimula le sue pratiche dietro una cortina di fumo. La posta in gioco è importante, e la Svizzera lo sa bene: ecco perché, dieci giorni dopo che il popolo ha recisamente bocciato il piano di tassazione delle imprese, il governo elvetico è già tornato al lavoro per rassicurare le multinazionali del luogo, ancora soggette a una tassazione vantaggiosa.

Perché la questione fiscale fosse portata alla luce del sole sono stati necessari gli strali dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Lanciato nel 2013, il progetto BEPS di questa organizzazione è destinato a lottare contro lo spostamento dei profitti organizzato dalle multinazionali per alleggerire la loro spesa fiscale. Anche i media hanno giocato un ruolo: le rivelazioni dei cosiddetti “Panama papers” hanno permesso al grande pubblico di capire fino a che punto tali discutibili pratiche siano diffuse.

continua a leggere dalla fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/28/news/guerra_fiscale_italia_europa_ue_multinazionali-159474177/

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